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Storia del Motociclo

 

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ALDBERT

 

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, Aldo Cavalleri, classe 1907, e Umberto Preti, classe 1921, si mettono in società ed iniziano un fruttuoso commercio di residuati bellici, principalmente moto.

La storia incomincia con Cavalleri nel 1925 quando, appena diciottenne, apre un negozio di riparazioni moto a Milano in via Torricelli, strada che diventerà la sede storica della moto Aldbert, denominazione che deriva dall'accoppiamento dei nomi dei due soci pronunciati in milanese e cioè Ald e Bert.

Preti, dopo aver frequentato la scuola per disegnatore meccanico, si impiega alla Isotta Fraschini, ma lavora poco perchè scoppia la guerra e va a combattere in Africa dove viene fatto prigioniero degli inglesi.

Durante la prigionia impara a riparare le moto britanniche e quanto torna a Milano mette a frutto queste sue conoscenze per rinfrescare le BSA, Triumph, ecc. che con l'amico Cavalleri acquista a lotti nei campi A.R.A.R..

I due soci amici comprano anche un Guzzino e un paio di Vespa che danno a noleggio, ma il loro sogno è di costruire una motocicletta tutta loro.

Nel 1951 nasce ufficialmente la Aldbert ed inizia la produzione di una 160 con motore proprio a due tempi.

I telai vengono commissionati alla fabbrica del comm. Gino Tappella, noto costruttore di biciclette ma anche di ciclomotori e motoleggere vendute col marchio Schneller Fuchs.

La moto viene siglata 160 Sport e presto le viene affiancata la 175 Supersport con motore maggiorato aumentandone l'alesaggio e con una nuova testa e un rapporto di compressione piu' alto.

Vengono così migliorate le prestazioni velocistiche che passano, dati dichiarati allora dalla fabbrica, da 105 a 120 km/h.

Le competizioni saranno sempre il "pallino" di Umberto Preti che è anche convinto della necessità di realizzare un propulsore da 175 a quattro tempi per dare maggior risalto all'immagine sportiva della Aldbert.

La cosa però non piace a Aldo Cavalleri che reputa l'impresa troppo onerosa e dall'esito incerto.

Così Cavalleri lascia la società ed al suo posto entra Vincenzo Clerici, giovanotto della nobiltà milanese appassionato di donne e motori; prende così forma il progetto "4 tempi".

Il propulsore è ben dimensionato ed è innegabile una certa somiglianza col motore 175 della Morini.

La nuova moto viene proposta anche in allestimento corsaiolo, col nome di Razzo, disponibile nelle accattivanti livree verde bianca e rossa.

Tipicamente la casa milanese allestiva serie di dieci moto per volta, ogni dieci 175 quattro tempi una era in versione Razzo.

 Di 175 quattro tempi si stima ne siano state prodotto circa trecento per cui sono state realizzate una trentina di Razzo, disponibile nel tipo da gran fondo e pista, quest' ultima senza impianto di illuminazione.

La vitalità della piccola casa milanese, o meglio di Umberto Preti, è inesauribile e le novità non mancano mai.

Nel 1954 alla 32ma edizione dell'EICMA di Milano la Albert presenta tre esemplari del modello Razzo, gli unici costruiti e dei quali non si conosce la sorte, con motore a distribuzione monoalbero a catena e cilindro in alluminio, due su ciclistica convenzionale ed uno su telaio della 125 Super Sport.

Il progetto verrà subito abbandonato perchè alla complessità costruttiva non corrisponde un adeguato aumento di prestazioni.

Sempre nel 1954 viene anche costruita la 125 a due tempi equipaggiata con motore ATB della Arcelli e Tarditi di Borgomanero, si tratta di un modello raro realizzato solo in poche decine di unità nella versione turismo ed una sola nella versione supersport.

Non si tratta però della prima 125 costruita dalla Albert perchè già nel 1952 al Salone di Milano era stata presentata una ottavo di litro equipaggiata col motore della milanese Astoria.

Per poter essere presente in ogni settore, nel listino della casa milanese sono presenti anche i ciclomotori, proposti in due versioni turismo e sport e dotati di motore a due tempi MAV (Motori Ausiliari Velocipedi di Milano).

Si stima ne siano stati prodotti meno di una cinquantina e anche di questi non ne è rimasta traccia.

Nonostante l'impegno profuso per la realizzazione dei nuovi modelli, la piccola casa milanese, che non ha mai avuto più di cinque dipendenti, si avvia verso un inesorabile declino che la porterà alla chiusura nel 1958 dopo aver costruito in totale un paio di migliaia di moto.

Ad onore della Aldbert va sottolineato di essere sempre stata presente sui campi di gara.

Hanno corso con la Aldbert molti piloti tra cui: Tino Brambilla, Giorgio Castelli, Giancarlo Dobelli, Luciano Dondi, Salvatore Falcini, Gilberto Milani, Raoul Mondini, Osvaldo Perfetti, Romolo Rossi, Otello Spadoni, Giampiero Zubani.

Ricordiamo infine che il pilota-costruttore milanese Giorgio Mazzilli ha realizzato nel 1956 una moto da fuoristrada, la numero 5 della sua produzione, con motore Aldbert 175 4 tempi regalatogli dallo stesso Umberto Preti.

Con questa moto Mazzilli ha partecipato a molte competizioni fuoristradistiche ed anche alla Valli Bergamasche.